ALIMENTAZIONE E SALUTE ORALE

Le abitudini alimentari condizionano, in maniera determinante, lo stato e le patologie dell’apparato odontostomatognatico.
Già verso la fine del 1800 era stato notato da vari studiosi che il livello di civilizzazione influisce nel determinare la frequenza della carie con in particolare una minor frequenza della stessa nelle popolazioni con uno stile di vita più “primitivo”, dedite ad un tipo di alimentazione a base di cibi ad elevata consistenza che non producono fermentazione acida nel cavo orale.
Proprio la fermentazione acida prodotta dal metabolismo dei batteri del cavo orale presenti nella placca batterica, causa la carie dentaria, che non è altro che lo scioglimento vero e proprio dei prismi dello smalto.
La placca produce enzimi di quattro gruppi:

  • aminopeptidasi: scindono la componente organica dello smalto, presente sotto forma di proteine intercalate tra i vari fasci di prismi dello smalto.
  • pirofosfatasi: solubilizzano i pirofosfati inorganici dei prismi, favorendo l’azione di scioglimento dell’idrossiapatite da parte dell’acido lattico.
  • glicosiltransferasi: enzima che catalizza la produzione di polisaccaridi iodofili, sostanze che hanno una elevata adesività.
  • glicosidasi: permettono ai batteri di digerire gli zuccheri più complessi, compresi quelli contenuti nella saliva.

La placca si accumula sui denti giorno per giorno, che ci piaccia o meno. Praticare una buona igiene orale è importante, ma per fare in modo che la placca non si accumuli in modo eccessivo la sola igiene non basta.

Bisogna anche saper rinunciare ai prodotti alimentari che contengono zucchero o amido, di cui i batteri si nutrono e che metabolizzano con la formazione di acido lattico che attacca lo smalto, o ridurli al minimo.
Se si vuol dunque davvero ridurre la formazione della placca, dobbiamo cercar di limitare i seguenti alimenti, in particolare la sera quando siamo in procinto di andare a letto:

  • caramelle, biscotti, gelati, torte e altri dolci.
  • bibite zuccherate, thè zuccherati, succhi di frutta e altre bibite industriali.
  • pane, pasta, pizza, crackers e altri alimenti che contengono carboidrati fermentabili.

A questi alimenti bisogna preferire, per quanto possibile, la frutta e le verdure croccanti come le carote, le mele, le pere, che possono raschiare delicatamente la placca dai denti quando si mangiano. Se si avverte una sensazione di pellicola sui denti e non si ha uno spazzolino a portata di mano, si può addirittura provare a dare un bel morso di una mela con la buccia, per ottenere risultati immediati. Un altro buon consiglio è quello di masticare un chewing-gum senza zucchero (contenente dolcificanti che non possono essere fermentati dai batteri della bocca, come la saccarina, il ciclamato , l’acesulfame-K e l’aspartame, e i sostituti dello zucchero come l’isomalto, il sorbitolo e lo xilitolo), possibilmente contenente fluoro, in caso non sia possibile praticare le corrette manovre di igiene orale subito dopo mangiato. Al pari di questi alimenti, anche l’acqua lava i denti, quindi è importante bere a ogni pasto e durante tutta la giornata. Quando si avverte che i denti non sono perfettamente puliti, si può fare un risciacquo con acqua, sputarla e poi bere un lungo sorso. L’acqua, inoltre, è il componente principale della saliva, così stimola anche le ghiandole salivari.

Anche le caratteristiche fisiche degli alimenti, in particolare la loro “adesività” ai denti, influiscono sull’equazione della carie dentaria. I cibi che aderiscono ai denti presentano un rischio maggiore rispetto ai cibi che vengono eliminati rapidamente dalla bocca. Le patatine e i biscotti, per esempio, rimangono attaccati ai denti per un periodo più lungo rispetto alle caramelle e alle gelatine, forse per il fatto che queste ultime contengono zuccheri solubili che vengono lavati via dalla saliva più rapidamente. Più a lungo i cibi contenenti carboidrati rimangono sui denti, più tempo hanno i batteri per produrre acido e maggiori sono le probabilità di demineralizzazione. Importante inoltre la frequenza del consumo dei cibi , in quanto negli intervalli tra le varie assunzioni, la saliva agisce per neutralizzare gli acidi e favorire il processo di remineralizzazione. Se si introducono cibi o bevande con troppa frequenza, lo smalto dei denti non ha la possibilità di remineralizzarsi completamente e la carie può incominciare a svilupparsi. Ecco perché è sconsigliabile continuare a mangiucchiare o sorseggiare per tutta la giornata.

Esistono inoltre alcuni alimenti “protettivi”, che contribuiscono a proteggere dalla carie. Il formaggio stagionato, per esempio, aumenta il flusso di saliva. Contiene inoltre calcio, fosfato e caseina, una proteina del latte che protegge dalla demineralizzazione. Concludere i pasti con un piccolo pezzo di formaggio aiuta a contrastare gli acidi prodotti dagli alimenti contenenti carboidrati.

DOTT. GIOVANNI ENRIQUEZ

DENTISTA

Laureato a Bologna presso la facoltà di Odontoiatria e Protesi Dentaria (nel 2002), dal 2003 segue numerosi corsi di specializzazione in Italia e all’estero, riguardanti in particolare la conservativa, l’endodonzia e la chirurgia ambulatoriale ed implantare.
Specializzato in Omeopatia e Omotossicologia presso la scuola triennale della Guna nel 2010.

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