EXPO NUTRE REALMENTE IL PIANETA?

A distanza di qualche giorno cerchiamo ancora un senso. Già, Expo 2015 a cosa serve? Probabilmente con un approccio da semplice cittadino (che poi è quello che riempie i padiglioni e la fiera più in generale) a niente. Con un approccio da “tecnico” meno che mai. Non esiste un dépliant, non un biglietto da visita da portar via.
Nutrire il pianeta, riuscire a garantire il cibo a tutti attraverso l’uso delle nuove tecnologie, queste le intenzioni. Bah. A guardarsi intorno è solo un fiume – in piena – di gente che vaga per il villaggio di Expo allo sbando. Si cammina per ore, si incontrano uno dietro l’altro i 140 Paesi che hanno aderito all’esposizione universale. in alcuni é perfino impossibile entrarci, ci vogliono fino a due ore e mezzo, anche tre di fila per visitarli. Vedi il Giappone, fortino inespugnabile. Inizia la visita: Belgio, Repubblica Ceca, si capisce poco o niente del nobile obiettivo della fiera. È necessaria una sosta con tanto di cartina per studiare il percorso e scegliere coscientemente i padiglioni da visitare. Brasile of course. Due ore di attesa per attraversare la rete sospesa a 15 mt di altezza e raggiungere, dopo una prova non poco impegnativa, il padiglione. Allora decidiamo di entrarci senza trasformarci in Tarzan. All’interno una serie di installazioni che riproducono le colture del paese. Bello sí, ma quindi?

Comprendiamo finalmente il senso di Expo grazie al padiglione di Israele. Già Israele che utilizzando la tecnologia in cinque minuti racconta come il paese abbia convertito le terre in coltivazioni, spiega le invenzioni: lo sapevate che i pomodorini ciliegino sono un’invenzione iraniana? Così come il sistema di irrigazione a gocciolatoio. Beh ora lo sapete.

Delude la Francia regina della nouvelle cuisine, regina di prodotti di alta qualità e di vini conosciuti in tutto il mondo. Nel padiglione solo un’esposizione artistica di utensili da cucina e vini e poi tanti croissant in vendita e le tipiche baguette.

La Spagna punta a pannelli informativi realizzati attraverso disegni affiancati ad uno spettacolo di video mapping che mette in mostra alimenti colorati.

Deludente l’Italia. La padrona di casa dal padiglione più grande. Scusate ma noi non ne abbiamo capito il senso. Freddo, spoglio e con una sala perfino dedicata ad un grande plastico – quasi fosse passato Bruno Vespa – che rappresenta l’Europa senza l’Italia e quattro totem informativo con il pensiero di altrettanti esperti che ne spiegano le criticità in caso di una simile scelta.
Scusate: ma non si era ventilata l’ipotesi di uscire dalla moneta unica oppure l’idea era quella di affondare lo stivale in mare? Inquietante, possiamo dirlo? Se l’intenzione era quella di provocare beh…lasciatecelo dire ha semplicemente colpito l’orgoglio nazional-popolare.

Ma per fortuna che ci sono i paesi dell’est!

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